Il contrasto del momento è stridente: mentre il dollaro statunitense tocca i massimi degli ultimi sei mesi spinto da dati occupazionali sorprendenti, Bitcoin improvvisamente balza oltre gli 86.000 dollari dopo aver sfiorato i 80.600 dollari pochi giorni prima. Apparentemente una notizia positiva, ma gli analisti più attenti cominciano a porre domande importanti: questa risalita riflette una reale ripresa dei fondamentali, oppure nasconde fragilità strutturali che il dollaro forte dovrebbe stare evidenziando?
Il contesto che ha scatenato il rimbalzo
La settimana ha portato con sé dati macroeconomici che hanno colto di sorpresa gli operatori di mercato. Il rapporto sui posti di lavoro non agricoli (NFP) diffuso il 20 novembre ha rivelato 119.000 nuove assunzioni, un dato che più che raddoppia le previsioni di 53.000. Una performance occupazionale così robusta normalmente avrebbe dovuto rafforzare ulteriormente il dollaro — e così è stato. L’indice del dollaro (DXY) ha varçato quota 100, raggiungendo il suo picco semestrale.
Qui emerge il primo enigma: un dollaro forte rappresenta storicamente un vento contrario per gli asset rischiosi come le criptovalute. Eppure Bitcoin ha reagito al rialzo, non al ribasso. Cosa ha invertito questa dinamica attesa?
Il ruolo della Federal Reserve nel cambiare le aspettative
La risposta risiede nei commenti del presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, che ha fornito una prospettiva più accomodante rispetto al rigore che i dati occupazionali avrebbero potuto suggerire. Williams ha affermato che “la debolezza del mercato del lavoro oggi rappresenta un rischio maggiore dell’inflazione”, un’osservazione che ha riprogrammato istantaneamente le attese sulle prossime decisioni di politica monetaria.
I numeri confermano questo cambio di sentiment: secondo le analisi di CME Group, la probabilità di un taglio dei tassi di 25 punti base a dicembre è balzata dal 44% di una settimana prima al 78,9%. Un’inversione drastica di aspettative che ha temporaneamente spinto gli asset rischiosi verso l’alto, Bitcoin incluso.
Ma dentro la Fed la musica non è univoca. Susan Collins, presidente della Federal Reserve di Boston, ha mantenuto una posizione prudente e indecisa, illustrando le spaccature interne su quale direzione intraprendere. Questi segnali contrastanti generano incertezza sottile, quella che precede spesso i grandi movimenti di prezzo.
Il campanello d’allarme tecnico: il rapporto con l’oro
Sebbene il rimbalzo abbia temporaneamente sollevato il morale dei trader, analisti tecnici come Tony Severino lanciano un avvertimento preciso: questo rialzo potrebbe rappresentare un’illusione, alimentata dalla relativa debolezza del dollaro piuttosto che da fondamentali autentici.
Severino punta l’attenzione su un indicatore spesso trascurato: il rapporto BTC/Oro. Mentre Bitcoin rimbalza contro il dollaro, questo rapporto continua a deteriorarsi, segno di una sottoperformance strutturale. In termini di Elliott Wave, l’analista interpreta il picco di ottobre come un potenziale “B-wave rally” all’interno di una correzione più ampia, suggerendo che la distribuzione sia ancora in corso.
Secondo questa lettura tecnica, la fase correttiva potrebbe protrarsi fino a dicembre 2025 o gennaio 2026, allineandosi curiosamente con i cicli storici dell’halving di Bitcoin. Il messaggio è chiaro: il rimbalzo attuale potrebbe essere solo il primo movimento di una sequenza che termina con una pressione al ribasso più significativa.
La realtà attuale: Bitcoin a $90.70K
Al momento attuale, Bitcoin scambia a $90.70K con una variazione giornaliera dello 0,00%, mostrando una certa stabilità apparente. Tuttavia, questa apparenza di equilibrio nasconde le tensioni sottostanti: il dollaro forte e i segnali tecnici fragili continuano a creare un ambiente dove le vulnerabilità potrebbero emergere improvvisamente.
Cosa significa tutto questo per chi osserva il mercato?
Il quadro che emerge è di cautela motivata. Sì, Bitcoin ha recuperato sopra gli 86.000 dollari, ma il contesto rimane contradditorio. Il dollaro forte non dovrebbe coesistere con un rally crittografico sostenuto — eppure esiste. I dati sulla Fed rimangono frammentari, con posizioni diverse tra i vertici della banca centrale. E i segnali tecnici del rapporto BTC/Oro suggeriscono una sottoperformance che contraddice l’euforia del rimbalzo.
Per i trader e gli investitori, il messaggio è uno: resta vigile. Il rimbalzo di Bitcoin nel contesto di un dollaro forte potrebbe essere un’opportunità — o una trappola ben orchestrata. Le prossime decisioni della Federal Reserve, i dati occupazionali futuri e la conferma tecnica del rapporto BTC/Oro determineranno se questa ripresa ha gambe solide o se sta semplicemente distribuendo posizioni prima di una correzione più profonda.
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Khi đồng đô la mạnh gặp phải sự phục hồi của Bitcoin: một sự phục hồi chân thực hay một cái bẫy?
Il contrasto del momento è stridente: mentre il dollaro statunitense tocca i massimi degli ultimi sei mesi spinto da dati occupazionali sorprendenti, Bitcoin improvvisamente balza oltre gli 86.000 dollari dopo aver sfiorato i 80.600 dollari pochi giorni prima. Apparentemente una notizia positiva, ma gli analisti più attenti cominciano a porre domande importanti: questa risalita riflette una reale ripresa dei fondamentali, oppure nasconde fragilità strutturali che il dollaro forte dovrebbe stare evidenziando?
Il contesto che ha scatenato il rimbalzo
La settimana ha portato con sé dati macroeconomici che hanno colto di sorpresa gli operatori di mercato. Il rapporto sui posti di lavoro non agricoli (NFP) diffuso il 20 novembre ha rivelato 119.000 nuove assunzioni, un dato che più che raddoppia le previsioni di 53.000. Una performance occupazionale così robusta normalmente avrebbe dovuto rafforzare ulteriormente il dollaro — e così è stato. L’indice del dollaro (DXY) ha varçato quota 100, raggiungendo il suo picco semestrale.
Qui emerge il primo enigma: un dollaro forte rappresenta storicamente un vento contrario per gli asset rischiosi come le criptovalute. Eppure Bitcoin ha reagito al rialzo, non al ribasso. Cosa ha invertito questa dinamica attesa?
Il ruolo della Federal Reserve nel cambiare le aspettative
La risposta risiede nei commenti del presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, che ha fornito una prospettiva più accomodante rispetto al rigore che i dati occupazionali avrebbero potuto suggerire. Williams ha affermato che “la debolezza del mercato del lavoro oggi rappresenta un rischio maggiore dell’inflazione”, un’osservazione che ha riprogrammato istantaneamente le attese sulle prossime decisioni di politica monetaria.
I numeri confermano questo cambio di sentiment: secondo le analisi di CME Group, la probabilità di un taglio dei tassi di 25 punti base a dicembre è balzata dal 44% di una settimana prima al 78,9%. Un’inversione drastica di aspettative che ha temporaneamente spinto gli asset rischiosi verso l’alto, Bitcoin incluso.
Ma dentro la Fed la musica non è univoca. Susan Collins, presidente della Federal Reserve di Boston, ha mantenuto una posizione prudente e indecisa, illustrando le spaccature interne su quale direzione intraprendere. Questi segnali contrastanti generano incertezza sottile, quella che precede spesso i grandi movimenti di prezzo.
Il campanello d’allarme tecnico: il rapporto con l’oro
Sebbene il rimbalzo abbia temporaneamente sollevato il morale dei trader, analisti tecnici come Tony Severino lanciano un avvertimento preciso: questo rialzo potrebbe rappresentare un’illusione, alimentata dalla relativa debolezza del dollaro piuttosto che da fondamentali autentici.
Severino punta l’attenzione su un indicatore spesso trascurato: il rapporto BTC/Oro. Mentre Bitcoin rimbalza contro il dollaro, questo rapporto continua a deteriorarsi, segno di una sottoperformance strutturale. In termini di Elliott Wave, l’analista interpreta il picco di ottobre come un potenziale “B-wave rally” all’interno di una correzione più ampia, suggerendo che la distribuzione sia ancora in corso.
Secondo questa lettura tecnica, la fase correttiva potrebbe protrarsi fino a dicembre 2025 o gennaio 2026, allineandosi curiosamente con i cicli storici dell’halving di Bitcoin. Il messaggio è chiaro: il rimbalzo attuale potrebbe essere solo il primo movimento di una sequenza che termina con una pressione al ribasso più significativa.
La realtà attuale: Bitcoin a $90.70K
Al momento attuale, Bitcoin scambia a $90.70K con una variazione giornaliera dello 0,00%, mostrando una certa stabilità apparente. Tuttavia, questa apparenza di equilibrio nasconde le tensioni sottostanti: il dollaro forte e i segnali tecnici fragili continuano a creare un ambiente dove le vulnerabilità potrebbero emergere improvvisamente.
Cosa significa tutto questo per chi osserva il mercato?
Il quadro che emerge è di cautela motivata. Sì, Bitcoin ha recuperato sopra gli 86.000 dollari, ma il contesto rimane contradditorio. Il dollaro forte non dovrebbe coesistere con un rally crittografico sostenuto — eppure esiste. I dati sulla Fed rimangono frammentari, con posizioni diverse tra i vertici della banca centrale. E i segnali tecnici del rapporto BTC/Oro suggeriscono una sottoperformance che contraddice l’euforia del rimbalzo.
Per i trader e gli investitori, il messaggio è uno: resta vigile. Il rimbalzo di Bitcoin nel contesto di un dollaro forte potrebbe essere un’opportunità — o una trappola ben orchestrata. Le prossime decisioni della Federal Reserve, i dati occupazionali futuri e la conferma tecnica del rapporto BTC/Oro determineranno se questa ripresa ha gambe solide o se sta semplicemente distribuendo posizioni prima di una correzione più profonda.