Mike McGlone di Bloomberg rappresenta un caso interessante di inversione di tendenza nel settore crypto. Per anni, l’analista è stato tra i sostenitori più convinti della tesi dell’“oro digitale”, prevedendo inevitabilmente il raggiungimento dei $100.000 per Bitcoin. Durante il ciclo di stimoli monetari, McGlone predicava ottimismo istituzionale e maturazione dell’asset.
Eppure, nel 2025, il narrativo è completamente crollato. McGlone ha iniziato a tracciare una “divergenza” inquietante: mentre l’oro tocca massimi storici, Bitcoin arranca. Questa osservazione lo ha portato a una conclusione drastica e provocatoria sui social media.
La Previsione che Scuote i Mercati
In un recente post, l’analista Bloomberg ha ipotizzato uno scenario ribassista estremo: Bitcoin potrebbe scendere a $50.000 nel 2026, ma questa non sarebbe che una tappa intermedia. Il vero target di correzione, secondo McGlone, si attesta a $10.000 – una flessione che rappresenterebbe un ritorno ai livelli pre-mania speculativa del 2020.
Considerando che Bitcoin è attualmente scambiato intorno ai $90.91K, una simile prospettiva implicherebbe un crollo superiore all’89% dal livello attuale. McGlone sostiene che il 2025 abbia marcato il picco definitivo del ciclo, con il 2026 destinato a una “reversione alla media” catastrofica.
La Logica Dietro il Ribasso Radicale
L’argomentazione di McGlone poggia su un confronto strutturale tra asset: l’oro beneficia di scarsità intrinseca. Nel mondo fisico, chi cerca un metallo prezioso come riserva di valore ha solo tre alternative: argento, platino e palladio. Questo vincolo fisico limita l’offerta.
Bitcoin, invece, opera in un universo digitale senza limiti fisici. La classe degli asset crypto è infinita e inflazionistica – milioni di progetti concorrono per il capitale degli investitori. McGlone ritiene che questa abbondanza diluisca progressivamente il valore del primo asset digitale. In uno scenario di liquidità decrescente, secondo lui, Bitcoin tornerebbe al suo “valore equo”.
Il Contesto Macroeconomico
L’inversione di McGlone rispecchia un cambio di prospettiva macroeconomica più ampio. Dove una volta vedeva opportunità di espansione, ora identifica i segnali di una recessione deflazionistica incombente. In questo nuovo ambiente, la liquidità diviene sovrana. Gli asset speculativi come Bitcoin perderebbero attrattiva; l’oro fisico e strumenti correlati (inclusi ETF su palladio e metalli preziosi tradizionali) potrebbero beneficiare del flight-to-quality.
La divergenza tra oro e Bitcoin che McGlone sottolinea rappresenterebbe, quindi, non una temporanea volatilità, ma un segnale strutturale di ripresa della domanda verso asset tangibili e scarsi rispetto a quelli digitali abbondanti.
Considerazioni Finali
La metamorfosi di McGlone da toro convinto a orso radicale illustra come le visioni di mercato possono evolversi radicalmente con il cambiamento dei cicli macroeconomici. Che la sua previsione di $10.000 si riveli profetica o meno, la sua analisi rappresenta una delle critiche più articolate all’unicità di Bitcoin come riserva di valore globale – un tema destinato a dominare i dibattiti crypto nei prossimi 12 mesi.
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Dari Toro ke Beruang: Mengapa McGlone dari Bloomberg Sekarang Memprediksi Bitcoin sebesar $10.000?
Il Grande Ribaltamento di Visione
Mike McGlone di Bloomberg rappresenta un caso interessante di inversione di tendenza nel settore crypto. Per anni, l’analista è stato tra i sostenitori più convinti della tesi dell’“oro digitale”, prevedendo inevitabilmente il raggiungimento dei $100.000 per Bitcoin. Durante il ciclo di stimoli monetari, McGlone predicava ottimismo istituzionale e maturazione dell’asset.
Eppure, nel 2025, il narrativo è completamente crollato. McGlone ha iniziato a tracciare una “divergenza” inquietante: mentre l’oro tocca massimi storici, Bitcoin arranca. Questa osservazione lo ha portato a una conclusione drastica e provocatoria sui social media.
La Previsione che Scuote i Mercati
In un recente post, l’analista Bloomberg ha ipotizzato uno scenario ribassista estremo: Bitcoin potrebbe scendere a $50.000 nel 2026, ma questa non sarebbe che una tappa intermedia. Il vero target di correzione, secondo McGlone, si attesta a $10.000 – una flessione che rappresenterebbe un ritorno ai livelli pre-mania speculativa del 2020.
Considerando che Bitcoin è attualmente scambiato intorno ai $90.91K, una simile prospettiva implicherebbe un crollo superiore all’89% dal livello attuale. McGlone sostiene che il 2025 abbia marcato il picco definitivo del ciclo, con il 2026 destinato a una “reversione alla media” catastrofica.
La Logica Dietro il Ribasso Radicale
L’argomentazione di McGlone poggia su un confronto strutturale tra asset: l’oro beneficia di scarsità intrinseca. Nel mondo fisico, chi cerca un metallo prezioso come riserva di valore ha solo tre alternative: argento, platino e palladio. Questo vincolo fisico limita l’offerta.
Bitcoin, invece, opera in un universo digitale senza limiti fisici. La classe degli asset crypto è infinita e inflazionistica – milioni di progetti concorrono per il capitale degli investitori. McGlone ritiene che questa abbondanza diluisca progressivamente il valore del primo asset digitale. In uno scenario di liquidità decrescente, secondo lui, Bitcoin tornerebbe al suo “valore equo”.
Il Contesto Macroeconomico
L’inversione di McGlone rispecchia un cambio di prospettiva macroeconomica più ampio. Dove una volta vedeva opportunità di espansione, ora identifica i segnali di una recessione deflazionistica incombente. In questo nuovo ambiente, la liquidità diviene sovrana. Gli asset speculativi come Bitcoin perderebbero attrattiva; l’oro fisico e strumenti correlati (inclusi ETF su palladio e metalli preziosi tradizionali) potrebbero beneficiare del flight-to-quality.
La divergenza tra oro e Bitcoin che McGlone sottolinea rappresenterebbe, quindi, non una temporanea volatilità, ma un segnale strutturale di ripresa della domanda verso asset tangibili e scarsi rispetto a quelli digitali abbondanti.
Considerazioni Finali
La metamorfosi di McGlone da toro convinto a orso radicale illustra come le visioni di mercato possono evolversi radicalmente con il cambiamento dei cicli macroeconomici. Che la sua previsione di $10.000 si riveli profetica o meno, la sua analisi rappresenta una delle critiche più articolate all’unicità di Bitcoin come riserva di valore globale – un tema destinato a dominare i dibattiti crypto nei prossimi 12 mesi.